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Roma Antica

Marco Antonio e Cleopatra si suicidarono davvero insieme?

O lei si uccise nove giorni dopo, sotto il naso del futuro imperatore romano, Ottaviano? La storia vera di Antonio e Cleopatra non somiglia affatto a quella che vi hanno raccontato

19 lug 2026 · 18 min
Cleopatra morta sul suo letto d'oro con il diadema in testa, Carmione morente accanto a lei e Iras caduta ai suoi piedi

Sono immerso in questa storia da molti mesi, e più mi documento sull'argomento, più mi convinco che quella che ci hanno raccontato al cinema, nei film e nei libri non somiglia quasi per niente a quella che è successa davvero. Da qui nasce questo articolo, e da qui nascerà anche il mio nuovo libro: Antonio e Cleopatra — Sesso · Sangue · Amore · Morte, il cui sottotitolo secondario è: il grande amore che incendiò un impero. La copertina che vedete qui accanto è la mia preferita, con il suo omaggio a Hollywood e agli occhi violetti di Elizabeth Taylor, l'attrice più ricordata nel ruolo della regina egizia nel film americano del 1963; ma l'ultima parola sulla nuova copertina non ce l'ho io, ce l'avete voi, lettori. Alla fine dell'articolo vi spiego come.

Copertina del libro «Antonio e Cleopatra» di David S. Matrecano: Marco Antonio e Cleopatra davanti al Faro di Alessandria
La copertina candidata di «Antonio e Cleopatra», con il suo ammiccamento a Hollywood e agli occhi viola di Elizabeth Taylor. Ai lettori del Club spetta l ultima parola.

Abbiamo tutti impressa nella mente la scena: i due amanti morti, abbracciati nella torre del mausoleo di lei ad Alessandria, un cesto di fichi, il cobra che si aggira lì intorno, il veleno condiviso, le ancelle in ginocchio che piangono e quel grande amore che va oltre la morte. The End — Sipario — Applausi.

E invece no. Non andò così. E la verità vera, quella minuto per minuto, è infinitamente migliore della finzione di Hollywood.

Primo mito da smentire.

Tra la morte di Marco Antonio, avvenuta ad Alessandria il 1° agosto dell'anno 30 avanti Cristo, e quella di Cleopatra, avvenuta nella stessa città il 10 agosto, passarono nove giorni. Nove lunghi giorni in cui lei rimase viva, a negoziare, a calcolare, prigioniera dell'uomo che aveva appena distrutto entrambi. Nove giorni che Hollywood ha cancellato dal copione perché gli rovinavano il finale romantico, e che sono, di gran lunga, la parte più straordinaria di tutta la storia.

E non è la prima volta che il cinema comprime il tempo fino a deformarlo a suo piacimento. Tra la presa della Bastiglia e la ghigliottina di Luigi XVI e Maria Antonietta passarono quattro anni, non un pomeriggio. Vercingetorige si arrese ad Alesia e passò sei anni a marcire in un pozzo sotto il Campidoglio prima che lo strangolassero. Un film dura due ore: bisogna accorpare gli avvenimenti e far intendere che furono consecutivi. Anche se non lo furono.

Ricostruiamoli insieme. E già che ci siamo, abbattiamo altre bugie su Antonio e Cleopatra che stanno in piedi da duemila anni.

Nove giorni: cosa successe davvero ad Alessandria

1° agosto dell'anno 30 avanti Cristo. Alessandria è caduta. Cleopatra si chiude nel suo mausoleo con i suoi tesori e con le uniche due persone di cui si fida —le sue ancelle Iras e Carmione— e fa spargere la voce di essere morta. Non è chiaro se per tattica, per disperazione o per entrambe le cose.

Cleopatra osserva dal suo palazzo il porto di Alessandria e il Faro poco prima della caduta della città
Cleopatra contempla Alessandria dal suo palazzo poco prima della caduta: il porto, il Faro e l'ultimo giorno dell'Egitto dei Tolomei.

La notizia arriva ad Antonio, portata da uno degli eunuchi di corte, ed egli fa l'unica cosa che un generale romano del suo rango deve fare davanti alla sconfitta: gettarsi sulla propria spada e trapassarsi il cuore. Lo fa. E fallisce. Si buca soltanto le budella. Un generale con trent'anni di campagne militari sulle spalle sbaglia l'unico colpo che non avrebbe dovuto mancare mai: si apre il ventre, sanguina moltissimo, ma non muore. Ed è qui che altri due servitori della stessa corporazione del precedente portano al generale la notizia che no, è stato tutto un errore, un tragico malinteso, e che lei è ancora viva…

Ora, se me lo permettete, mi concedo una licenza. Le fonti ci raccontano nel dettaglio tutto ciò che Antonio fece quel giorno, ma nessuna riporta ciò che pensò o poté dire. Così me lo immagino io, con un tocco di umorismo macabro:

«Ma porca puttana... Che cazzo hanno detto questi due ricchionazzi eunuchi appena arrivati? Che Cleopatra è viva? Qui ci sarebbe da mandare affanculo a tutti gli dèi di Roma, d'Egitto e del pianeta intero. Va che bella cazzata mi hanno fatto fare gli Dei e quell'altro effeminato che è venuto prima a portarmi la fake news della sua morte. Mi sono aperto la pancia. Come un coglione! E adesso sto sanguinando come un maiale al macello; tutto per niente… E intanto lei, sicuro che si sta facendo l'aperitivo delle sei sulla terrazza grande con Carmione e Iras. Sicuro che si staranno bevendo, alla faccia mia, quel vinello dolce Zibibbo di Sicilia che le piace tanto… Ma Cleopatra, io, la amo più della mia stessa vita, sicchè in un modo o nell'altro vado da lei.»

E se non pensò esattamente questo, di sicuro fu qualcosa di molto simile.

Quello che viene dopo non è la scena romantica che ci ha dipinto Hollywood. Né gli invasori romani né nessun altro possono aprire le porte del mausoleo: Cleopatra le ha sbarrate dall'interno e non ha intenzione di rischiare che i soldati del futuro imperatore Ottaviano entrino dalla porta principale. Così l'unica via d'ingresso per Antonio, che nel frattempo è arrivato trascinandosi fino al mausoleo, è la finestra. Gli calano tre corde. I servitori egizi lo legano come un salame e a issarlo sono tre donne minute e sole: Cleopatra, Iras e Carmione.

Marco Antonio, ferito e insanguinato, viene issato con delle corde fino alla finestra del mausoleo di Cleopatra ad Alessandria
Tre donne sole issano dalla finestra del mausoleo il corpo agonizzante di Marco Antonio: la scena più brutale —e meno romantica— di tutta la storia.

Laggiù penzola, girando lentamente nell'aria, un generale romano di cinquantatré anni, grasso e pesante come un bue, fradicio del proprio sangue e ormai incapace di articolare una sola frase coerente. Cleopatra e le ancelle tirano la fune con le mani ridotte a carne viva; tutte e tre si appendono alla corda con tutto il peso dei loro corpi, inciampano, scivolano, sbuffano, ansimano e tirano di nuovo. Plutarco riporta il verdetto dei testimoni oculari che guardavano dal basso e che dissero «che non si era mai visto al mondo uno spettacolo più triste, pietoso e degno di compassione di quello». L'uomo che si credeva discendente diretto di Ercole finì issato da una finestra come un fardello di merce.

Alla fine le tre donne ci riescono e lo tirano dentro. La gioia, però, dura piuttosto poco: Marco Antonio muore lassù, fuso tra le sue braccia, solo pochi minuti dopo.

Ed è qui che comincia ciò che nessuno racconta. Cleopatra VII non lo segue nella morte. Vuoi per istinto di sopravvivenza, vuoi per calcolo politico, vuoi per la segreta speranza di irretire anche —dopo Giulio Cesare e Marco Antonio— questo terzo romano potente che è il giovane Ottaviano, la regina decide di restare viva e di negoziare.

Ottaviano le manda il suo ufficiale più fidato, Proculeio. Lei si rifiuta di aprire e gli parla attraverso la porta, chiedendo cose impossibili e del tutto fuori dalla realtà per chi ha perso una guerra, come che le lascino il trono d'Egitto per i suoi figli. Il giorno dopo, mentre il tribuno Lucio Gallo, un altro inviato, la intrattiene negoziando dalla porta di sotto, Proculeio e alcuni centurioni appoggiano una scala alla facciata ed entrano dalla stessa finestra da cui avevano issato Antonio morente. È una trappola. Quando una delle sue ancelle grida «sventurata Cleopatra, ti hanno presa viva!», la regina porta la mano al pugnale che tiene alla cintura. Il romano le si getta addosso, la disarma e le scuote le vesti nel caso porti nascosto qualche veleno.

Sia chiaro, perché questo cambia il senso di tutto ciò che segue: Cleopatra non uscì dal mausoleo di sua spontanea volontà, la tirarono fuori con la forza. Da quel momento è una prigioniera sorvegliata giorno e notte proprio perché non si uccida.

E ciononostante resiste più di una settimana, giocando la sua ultima partita a scacchi politica. Seppellisce Antonio con tutti gli onori. Riceve Ottaviano di persona e gli consegna l'inventario di tutto il suo tesoro; e quando il suo stesso amministratore la smentisce davanti al romano sulla quantità reale d'oro e di gioielli che sta per consegnare —Cleopatra ne aveva tenuta segretamente da parte una certa quantità per sé— la regina gli si scaglia addosso urlando e mollandogli una bella quantità di schiaffi in faccia. Un dettaglio che sa già di leggenda e che le guadagnò una certa ammirazione da parte di Ottaviano, uomo in genere molto freddo, cinico e calcolatore.

Davanti al futuro Ottaviano Augusto, Cleopatra dispiega tutto il suo arsenale di astuzia e femminilità e, parlando in un latino perfetto, supplica per la vita dei suoi figli —tre dei quali, Alessandro Helios, Cleopatra Selene II e Tolomeo Filadelfo, sono di Marco Antonio, e uno, il maggiore, di nome Cesarione, è dello stesso Giulio Cesare, zio di Ottaviano. Finché non capisce l'unica cosa che non può sopportare né permettere che accada: che Ottaviano la tiene in vita solo per esibirla incatenata nella sua sfilata trionfale per le vie di Roma.

Quel giorno Cleopatra decide di morire. Non per amore, ma per sovranità. È l'ultimo gesto politico di una regina che strappa al vincitore il gioiello principale del suo trionfo. Nove giorni dopo Antonio, e non prima di aver esaurito tutte le carte del mazzo.

L'aspide, ossia il cobra, che Ottaviano ti ha rifilato

Secondo mito buttato a terra, e questo è di quelli che fanno male.

Il medico greco Olimpo era lì e ci ha lasciato un resoconto scritto, e in esso non menziona alcun serpente. Strabone, Plutarco e Dione Cassio parlano di veleno, sì, ma sotto forma di qualche unguento, polvere, pozione da bere o forse uno spillo cavo carico di tossina. E la tossicologia moderna dà il colpo di grazia. Il cobra egiziano misura tra il metro e mezzo e i due metri e mezzo, qualcosa di impossibile da nascondere in un cesto di fichi come racconta la leggenda; il suo morso, inoltre, è lento e incerto, e non quadra con l'uccidere in fretta tre donne, perché quel giorno, con la regina, morirono anche le sue fedeli ancelle Iras e Carmione.

I ricercatori moderni puntano perciò a un cocktail mortale di cicuta, aconito e oppio. Ed ecco la chiave che chiude tutto: si sa per certo che Cleopatra in persona aveva studiato i veleni per molti anni, provandoli su uomini e donne condannati a morte, cercando esattamente quale formulazione uccidesse il condannato senza dolore né convulsioni. Le si arrivò ad attribuire persino un ricettario di rimedi e cosmetici che Galeno citava ancora vari secoli dopo. La regina era un'appassionata di chimica e fisica senza nemmeno saperlo. La sua morte non fu quindi uno slancio romantico: fu l'ultima decisione di una delle menti meglio formate del suo secolo, il cui mondo le era crollato addosso per sempre.

Nella sua sfilata trionfale per Roma, Ottaviano esibisce un'effigie di legno di Cleopatra con il serpente attorcigliato al braccio
Non potendo esibire la regina viva, Ottaviano sfilò per Roma con un'effigie di Cleopatra e il serpente al braccio: così nacque la leggenda dell'aspide.

Da dove salta fuori allora l'aspide della leggenda? Da Ottaviano. Nella sua sfilata trionfale, non potendo esibire la regina viva, esibì un'effigie di legno di Cleopatra, una statua con il serpente attorcigliato al braccio. Quell'immagine di propaganda funziona da due millenni. Come scrisse qualcuno, «la leggenda dell'aspide è troppo bella per lasciarla morire».

Iras e Carmione: le due che potevano salvarsi e non vollero

E qui bisogna fermarsi, perché in questa storia ci sono due nomi di donna che quasi nessuno ricorda e che si sono guadagnate il diritto di non essere dimenticate: Iras e Carmione.

Non erano schiave anonime. Erano le due donne più fidate e grandi amiche della regina, le sue pettinatrici e cameriere di camera secondo le fonti. E la loro influenza a corte era così reale e potente che la propaganda di Roma la usò come arma: i nemici di Antonio lo deridevano dicendo che l'impero d'Oriente era governato da «Iras, la pettinatrice, e Carmione, la cameriera». Volevano umiliarlo. Ciò che ottennero fu mettere agli atti che quelle due donne avevano l'orecchio della regina più potente del mondo antico.

Furono loro le uniche a cui Cleopatra permise di entrare nel mausoleo. Furono loro che, con le mani ridotte a carne viva, tirarono le corde per issare dalla finestra il corpo enorme e agonizzante di Marco Antonio. E furono loro a restarle accanto durante i nove giorni di negoziato con Ottaviano e a prendere il veleno insieme alla loro regina.

Comunque sia, nessuna delle due ragazze era condannata. Ottaviano non le voleva morte: le voleva vive come testimoni minori di un trionfo il cui vero trofeo doveva essere la regina. Entrambe potevano uscire dal mausoleo con le proprie gambe e continuare a vivere. La loro signora glielo disse: Salvatevi. Ma loro rimasero.

Cleopatra morta sul suo letto d'oro con il diadema reale, accanto alle sue ancelle Iras e Carmione
Cleopatra morta sul suo letto d'oro, vestita da regina; Iras ai suoi piedi e Carmione che raddrizza la corona con le ultime forze.

Quando Proculeio, l'inviato di Ottaviano, arrivò di corsa e abbatté la porta della stanza, trovò Cleopatra morta sul suo letto d'oro, vestita da regina e con il diadema reale in testa. Iras era già morta e giaceva riversa ai suoi piedi; mentre Carmione, barcollando in fin di vita, stava raddrizzando con le ultime forze la corona sulla fronte della sua regina, perché nessuna mano romana la trovasse spettinata.

Il romano, furioso per le spiegazioni che dovrà dare a Ottaviano su quelle morti tanto inopportune, grida: «Cazzo, ma che cosa avete fatto? Ti sembra una bella cosa tutto questo, Carmione?».

E lei, prima di accasciarsi morta sulla sua regina, gli rispose: «Sì, Proculeio, una cosa bellissima. E degna di una grande regina discendente di tanti re.»

La sua arma segreta non era la bellezza

Terzo mito su Cleopatra, il più scomodo di tutti. Plutarco, che poté parlare con gente che aveva avuto a che fare con chi la conobbe di persona, lo dice senza anestesia: la sua bellezza non era così incomparabile da togliere il fiato. Le monete che lei stessa fece coniare mostrano un naso forte e un mento marcato.

Allora, come mise in ginocchio i due uomini più potenti del mondo? Con il cervello, una sensualità sicuramente debordante e la voce. Plutarco descrive la sua voce come «uno strumento a molte corde»: parlava così tante lingue da negoziare senza interprete con inviati etiopi, arabi, ebrei, medi e parti, e fu la prima regina della sua dinastia, la dinastia greca tolemaica, in trecento anni a darsi la pena di imparare e parlare l'egizio, la lingua del suo stesso popolo.

Non era, a quanto pare, una seduttrice da film in stile Barbie-Girl, ma questo umile autore italiano, che di donne ne ha conosciute parecchie nella sua lunga vita, sospetta che se una ragazza, di per sé non bellissima, attira gli uomini come il miele attira le mosche, la sua arma più letale e sofisticata debba essere nascosta da qualche parte buia, a sud dell'ombelico.

Comunque sia, la regina Cleopatra VII Thea Filopatore era la donna più intelligente del Mediterraneo ed era seduta sul trono del paese più ricco del mondo. Questo, e non una semplice scollatura, è ciò che faceva tremare Roma.

Il tappeto persiano che non è mai esistito e il pesce salato del Ponto

Ci sono un mucchio di aneddoti sulla vita di Cleopatra, e uno di essi, forse il più gustoso, avvenne nell'anno 48 avanti Cristo quando, allontanata dal trono dal fratello minore e cacciata a pedate dal suo stesso palazzo, riuscì a introdursi negli appartamenti di Giulio Cesare, ospite d'onore in quello stesso palazzo che era stato il suo.

La storia andò così: Cleopatra, spogliata del trono, esiliata da Alessandria e in pericolo di vita, ha bisogno a ogni costo di entrare nel proprio palazzo —in quel momento occupato dal fratello, il nuovo faraone Tolomeo XIII— senza che le guardie la sgozzino lungo il cammino. Vuole avere una conversazione privata e segreta con Giulio Cesare per vedere se può conquistarlo e allearsi con lui contro il fratello. L'Egitto in quel momento era una provincia di Roma e Cesare ne era il massimo responsabile in loco.

Plutarco qui è molto concreto e preciso: pare che il suo grande amico siciliano Apollodoro l'abbia infilata dentro un sacco di biancheria da letto e se lo sia caricato in spalla come chi va a consegnare il bucato appena fatto allo stesso Cesare. Da lì, da quel vecchio sacco, uscì lei dritta ai piedi di Cesare: giovane, allegra, spettinata, tutta rossa per l'emozione e ridendo come una bambina birichina; ventun anni lei, cinquantadue lui. Potete ben immaginare cosa successe quella notte in quella stanza, chi fu nominata nuova regina d'Egitto la mattina dopo e chi fu assassinato senza pietà pochi mesi più tardi. (Spoiler: il fratellino, Tolomeo XIII.)

Il tappeto persiano in cui sarebbe stata avvolta è un'invenzione del cinema americano, ma il glamour e l'audacia sono suoi. Così è tutta la sua storia vera.

E ora vi racconto un'altra scena che nessuno sceneggiatore di Hollywood ha mai osato girare. Anche questa ce la racconta il grande storico Plutarco.

Siamo alla corte reale di Alessandria, negli anni più dorati della coppia più bella, sregolata, viziosa e glamour del mondo. Antonio e Cleopatra vanno in crociera sul Nilo con tutta la corte e approfittano della navigazione per pescare. Ad Antonio, da diversi giorni, non abbocca all'amo nemmeno una sardina, mentre lei non smette di tirar su pesci dal fiume. E un generale romano non sopporta di perdere nemmeno in questo: corrompe allora alcuni sommozzatori locali perché l'indomani gli aggancino pesci vivi all'amo sott'acqua. Miracolo: tira su una preda dopo l'altra. Cleopatra lo vede, capisce tutto e non dice niente… Il giorno dopo organizza un'altra grande giornata di pesca, e quando Antonio tira trionfante la sua canna, convinto di tirar su un altro pesce vivo, all'amo penzola un pesce tipo baccalà secco e salato: un baccalà sotto sale, comprato al mercato.

Antonio e Cleopatra a pesca da una barca sul Nilo; all'amo penzola un baccalà salato
Lo scherzo del pesce salato: Cleopatra fa agganciare all'amo di Antonio un baccalà sotto sale comprato al mercato.

Risata generale. Grande allegria. E allora lei gli regala una delle frasi più eleganti mai dette a un uomo umiliato:

«Generale, lascia la canna da pesca a noi, i reucci di Faro e di Alessandria; la tua preda sono città, regni e continenti, non pesci.»

Trasformare la beffa nel più grande dei complimenti: così era Cleopatra.

Gli inimitabili: la società segreta che è esistita davvero

Antonio e Cleopatra fondarono insieme un club. Reale, con nome greco: gli Amimetobioi, «quelli della vita inimitabile». La regola era una sola: ogni giorno, un eccesso degno di essere raccontato. Banchetti con otto cinghiali arrostiti in successione scalata perché uno fosse al punto giusto all'ora imprevedibile in cui la regina avesse fame. Uscite notturne in incognito per Alessandria —lui travestito da schiavo, lei da serva— ubriachi e a fare scherzi a ogni portone della città, mentre gli alessandrini, che li riconoscevano benissimo, stavano al gioco. Per Roma quella era la maschera della tragedia, quella di come uno dei suoi migliori generali fosse caduto così in basso; per noi è la maschera della gioia, della commedia e dell'amore.

E quando la rovina bussò alla porta, non sciolsero il club così, semplicemente. Lo rifondarono con un altro nome, e quel secondo nome fa venire la pelle d'oca: i Synapothanoumenoi. «Quelli che moriranno insieme.»

Dalla vita inimitabile alla morte condivisa. Questo non lo migliora nemmeno Shakespeare.

La scena che mi ha spezzato mentre scrivevo

E vi lascio l'ultima, la più umana di tutte, quella che quasi nessuno conosce.

Quando tutto finì —Antonio morto, Cleopatra morta, Cesarione giustiziato per ordine di Ottaviano a diciassette anni perché «due Cesari a Roma sono troppi»— rimasero tre bambini orfani: i figli piccoli di Antonio e Cleopatra. Sapete chi li accolse, li allevò nella sua casa di Roma e li tirò su come figli propri? Fu Ottavia la Minore, la moglie ufficiale di Marco Antonio e unica sorella dell'imperatore Ottaviano. La stessa donna che lui aveva abbandonato per stare con Cleopatra.

Allevò i tre figli della sua rivale insieme ai propri, senza distinzione. Le fonti antiche, che non regalano niente, la chiamano «un prodigio di donna». Quando scrissi quella scena —Ottavia che pettina le trecce della figlia di Cleopatra in un giardino di Roma e la consiglia sul suo futuro matrimonio con il re Giuba II di Numidia— dovetti alzarmi dalla scrivania e, con un nodo alla gola, pensare a voce alta: Sic Transit Gloria Mundi.

Il libro che arriva a Natale

Tutto questo e molto altro —come la perla sciolta nell'aceto, l'assassinio e la lingua di Cicerone trafitta dallo spillone d'oro di Fulvia, la barca dalle vele purpuree che risale il fiume di Tarso, i tre giorni di silenzio di Antonio a prua di una nave— è Antonio e Cleopatra — Sesso · Sangue · Amore · Morte, il primo volume della mia nuova serie Roma Stupor Mundi: la storia di Roma raccontata attraverso i suoi due migliori cronisti, Svetonio e Plutarco, con il rigore delle fonti e il ritmo di un romanzo.

Lo sto scrivendo proprio adesso. Esce a Natale del 2026, o forse un pochino più avanti, in sei lingue. Ed ecco l'invito.

Unisciti agli inimitabili

Antonio e Cleopatra avevano il loro club segreto. Anche questo libro ne ha uno.

Sto aprendo il Club degli Inimitabili: un gruppo riservato di lettori che non leggeranno questo libro quando sarà finito, ma lo vivranno in diretta mentre viene scritto, e potranno metterci mano. Il Club è privato perché serve una password per entrare; ma è aperto a chiunque voglia iscriversi.

A cominciare dalla copertina che hai visto sopra: quella con l'omaggio a Elizabeth Taylor è la mia preferita, ma ci saranno altre candidate e la copertina vincitrice la decideremo tutti insieme.

I membri ricevono, direttamente nella loro casella di posta:

Niente spam, nessuna cessione dei dati a nessuno, e ti cancelli quando vuoi con un clic. Chiedo solo la tua email: la porta del club si apre dalla tua casella di posta.

«Ogni giorno, un eccesso degno di essere raccontato.» Questa era la regola degli inimitabili. La mia è più modesta: ogni capitolo, una storia che non ti hanno raccontato.

Ci vediamo dentro.

Fonti e riferimenti

In questo articolo NON c'è finzione

I fatti sono quelli documentati. Marco Antonio si ferì da solo con la propria spada dopo il falso rumore della morte di Cleopatra, e fu issato con delle corde fino alla finestra del mausoleo, dove morì: lo racconta Plutarco. Cleopatra fu catturata viva da Proculeio, che entrò da quella stessa finestra con una scala, e morì nove giorni dopo Antonio, il 10 agosto del 30 a. C., insieme a Iras e Carmione. Le date, il negoziato con Ottaviano, il progetto di esibirla nel trionfo, il sacco di biancheria da letto di Apollodoro, il pesce salato del Ponto, gli Amimetobioi e i Synapothanoumenoi, e l'allevamento degli orfani da parte di Ottavia sono tutti nelle fonti citate sopra. Sulla causa esatta della morte non c'è testimone: le fonti antiche già dubitavano, ed è per questo che questo articolo ragiona su ciò che sappiamo davvero —il silenzio del medico Olimpo, l'incompatibilità del cobra con tre morti rapide e la formazione tossicologica della regina— per concludere che il veleno è più probabile del serpente. L'unico passaggio inventato è segnalato come tale nel testo stesso: il monologo interiore di Antonio ferito, che nessuna fonte riporta e che qui si offre apertamente come licenza dell'autore. I commenti e le osservazioni del narratore fanno parte della voce artistica e letteraria personale dell'autore David S. Matrecano.

Domande frequenti

Marco Antonio e Cleopatra si suicidarono insieme?

No. Marco Antonio morì ad Alessandria il 1º agosto del 30 a. C., dopo essersi ferito con la propria spada; Cleopatra morì nella stessa città il 10 agosto, nove giorni dopo. Tra le due morti lei rimase viva, prigioniera di Ottaviano, a trattare per il trono dei suoi figli.

Come morì davvero Cleopatra?

Non c'è alcun testimone della sua morte. Il suo medico Olimpo lasciò un resoconto scritto che non menziona alcun serpente, e Strabone, Plutarco e Cassio Dione parlano di veleno, forse un unguento o uno spillone cavo. Il cobra egiziano, da un metro e mezzo a due metri e mezzo, entrerebbe a stento in un cesto di fichi e non spiega tre morti rapide e pulite.

Chi erano Iras e Carmione?

Le due donne di fiducia di Cleopatra, le sue pettinatrici e cameriere di camera secondo le fonti. Furono le uniche ammesse nel mausoleo, aiutarono a issare Antonio morente e morirono con la regina pur potendo salvarsi: Ottaviano le voleva vive.

Cleopatra si fece portare da Cesare avvolta in un tappeto?

No. Plutarco è preciso: il suo amico Apollodoro la infilò in un sacco di biancheria da letto e se lo caricò in spalla. Il tappeto persiano è un'invenzione del cinema.

Cleopatra era bella come la dipingono?

Plutarco dice che la sua bellezza non era incomparabile, e le sue stesse monete mostrano naso forte e mento pronunciato. La sua forza stava nell'intelligenza e nella voce: parlava tante lingue da trattare senza interprete e fu la prima della sua dinastia in trecento anni a imparare l'egiziano.

✠ Lettura consigliata ✠

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David S. Matrecano
✠ David S. Matrecano ✠
Ibiza, luglio 2026

Scrittore italiano che vive a Ibiza. Autore delle saghe Le Otto Crociate, Erodoto · Storie Reloaded e Roma Stupor Mundi.

DM
Per Aspera, Ad Astra.

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