Poche cose al mondo sono democratiche quanto una perversione sessuale: non fa distinzioni di classe, né di epoca, né di geografia. Ma alcune hanno il dubbio onore di venire al mondo con tanto di certificato di nascita, cognome e perfino indirizzo postale. Il sadismo lo dobbiamo al marchese de Sade. Il masochismo, a Leopold von Sacher-Masoch. E il candaulismo —quella curiosissima passione per esibire la propria compagna nuda agli sguardi di qualcun altro— lo dobbiamo, cari amici, a un certo Candaule, re di Lidia, che nel 680 a.C. circa fu il primo tizio documentato della storia a trasformare il voyeurismo di terzi in politica di palazzo.
Al poveretto la trovata riuscì così male che nello stesso lotto perse la corona, la dinastia, il letto nuziale e la gola. E tutto per colpa di un capriccio erotico e di una donna dai capelli rossi di nome Nyssia, che si rivelò parecchio meno sprovveduta —e parecchio più pericolosa— di quanto lui sospettasse.
Ve la racconto io.
Benvenuti a Sardi, anno 680 a.C.
Per inquadrare la cosa: la Lidia era un regno prospero, pieno zeppo di oro, incastonato in quella che oggi è la Turchia occidentale. La sua capitale era Sardi e il suo re, Candaule figlio di Mirso, era l'ultimo sovrano della dinastia degli Eraclidi, cioè dei presunti discendenti del mitologico uomo forzuto Ercole —sì, quell'Ercole lì, quello di cui la Disney ha fatto un cartone animato—. I suoi antenati regnavano laggiù da cinquecento e passa anni per diretto decreto dell'oracolo di Apollo, il che, dinasticamente parlando, è una tranquillità non da poco.
Ebbene. Dopo ventidue generazioni di re sobri, sensati e applicati, la corona finì sulla testa di Candaule. E con Candaule, come vedremo, tutto andò a rotoli nel giro di una sola notte.
Il marito ossessionato e l'amico di fiducia
Il re aveva un amico intimo e uomo di massima fiducia, un ex militare di nome Gige, figlio di Dascilo, con cui condivideva dagli affari di stato alle confidenze più riservate. E tra quelle confidenze ce n'era una che Candaule non la smetteva mai di ripetere, domenica sì e domenica anche: che sua moglie, la regina Nyssia, era la creatura più spettacolarmente bella che avesse mai calpestato la Terra.
E stando a quello che racconta il buon maestro Erodoto —con cui ho l'onore di chiacchierare attraverso i secoli nei miei libri, come fossimo due colleghi di osteria ad Alicarnasso— non diceva il falso. Nyssia era una giovane rossa di capelli, lunghi fin quasi alla vita, occhi verde smeraldo, gambe infinite, pelle di porcellana cosparsa di lentiggini, e una sensualità così magnetica che bastava passarle accanto per trasformare gli uomini in balbuzienti. Una di quelle donne che, quando entrano in una stanza, l'ossigeno cambia schieramento.
Il problema è che Candaule, invece di accontentarsi di essere il tizio più fortunato del palazzo —e lo era—, sviluppò un'ossessione crescente: gli serviva che qualcun altro glielo confermasse. E non a parole. Con gli occhi.
Il "capriccio erotico" del re
Un bel giorno, dopo l'ennesimo monologo di sua moglie, Candaule scaricò sul povero Gige la frase che stava per riscrivere la vita di tutti i personaggi di questa storia:
«Vedo, caro e apprezzato amico Gige, che per quanto te lo ripeta, tu non riesci a convincerti di quanto sia bella mia moglie. Siccome tra gli uomini si dà meno credito alle orecchie che agli occhi, questa notte stessa farò in modo che ella, senza saperlo, compaia davanti ai tuoi occhi con tutte le sue magnifiche grazie allo scoperto, completamente nuda, così come un dio l'ha fatta.»
— Candaule di Lidia, fondatore involontario del candaulismo
Gige, comprensibilmente, fece un balzo all'indietro come se gli avessero appoggiato una brace sul collo. No, maestà; una donna, quando si toglie la veste, si toglie insieme alla veste il decoro e l'onore; ciascuno si accontenti del proprio e non metta mai gli occhi sull'altrui; per favore, per favore, non lo obblighi a una simile sconcezza.
Solo che qui, cari lettori, la faccenda è più complicata di quel che sembra. Perché tutto indica —e questa ricostruzione la facciamo io e il mio maestro Erodoto nelle pagine del libro, applicando qualcosa di antichissimo e modernissimo al tempo stesso che si chiama buon senso— che il nostro Gige era, ormai da diversi mesi, l'amante della regina. Tradotto: quando Candaule gli propose di andare a spiarla nuda, Gige non solo non aveva la minima curiosità al riguardo, ma era terrorizzato, convinto che il suo re gli stesse tendendo una trappola per scoprire chi fosse l'uomo che andava a letto con sua moglie.
Spoiler: non era una trappola. Era semplicemente che Candaule era fuori come un balcone.
La notte in cui tutto andò a rotoli
Quella notte stessa, il re nascose Gige dietro la porta della camera reale. Il piano era semplice: Nyssia sarebbe entrata, si sarebbe spogliata davanti allo specchio di bronzo, Gige l'avrebbe contemplata in silenzio il tempo giusto per restarci secco, e poi, non appena lei gli avesse voltato le spalle per infilarsi a letto, Gige sarebbe sgattaiolato fuori dalla stessa porta da cui era entrato. Un'operazione impeccabile. Quello che i militari di oggi chiamerebbero «pulito come uno specchio».
E lì, illuminata solo dal tremulo bagliore di alcune candele di olibano, apparve Nyssia Gymnaica —la regina nuda, come l'avremmo soprannominata poi— mentre si scioglieva lo chignon e iniziava a spazzolarsi quel fiume di capelli rosso fuoco davanti allo specchio. Gige, al riparo della porta, con il cuore che gli usciva dalla bocca, la contemplava imbambolato. Anche se —ricordiamolo— non era la prima volta. Manco per idea.
A proposito —e questo ve lo aggiungo come chicca per i lettori con anima da storici dell'arte—, la scena di quella notte si è guadagnata con i secoli un posto nei musei. Il pittore inglese William Etty la portò sulla tela nel 1830, con un olio oggi appeso alla Tate Britain di Londra. Fece tale scandalo tra la critica vittoriana che perfino uno dei suoi difensori più accaniti, Alexander Gilchrist, fu costretto ad ammettere che era «pressoché l'unico caso, in tutta l'opera del maestro, di un soggetto francamente sgradevole, per non dire obiettabile». In breve: duemilacinquecento anni dopo il delitto, Nyssia metteva ancora a disagio gli inglesi. La bellezza, a quanto pare, non ha data di scadenza.
Il problema è che i palazzi dell'Antichità, un po' come gli open space aziendali di oggi, erano pieni di serve, cortigiani e ficcanaso professionisti; ed è più che probabile che qualche damigella fedele alla regina l'avesse avvisata proprio quel pomeriggio della stranissima manovra che stava organizzando suo marito. (Oppure che lei stessa, conoscendo ormai il torbido vizio del consorte, avesse già mangiato la foglia da sola.) Perché quando finì di vestirsi… pardon, di spogliarsi, e prima di dirigersi verso il letto dove l'aspettava suo marito scandalosamente eccitato, Nyssia vide con la coda dell'occhio Gige sgusciare via dalla porta.
E non disse nulla. Non un gesto. Non un grido. Neanche un sopracciglio alzato.
Si infilò a letto, finse la più assoluta normalità, scherzò perfino con Candaule, fece addirittura l'amore con lui come se niente fosse. E aspettò l'alba.
La regina rossa e l'ultimatum
Qui la storia smette di essere un aneddoto di palazzo su un re erotomane e diventa tragedia greca con sapore di coltello.
La mattina seguente, prima ancora che il re si svegliasse, Nyssia fece chiamare Gige con carattere d'urgenza. Il poveraccio si presentò senza sospettare niente —d'altronde da mesi ormai la regina lo convocava in privato per motivi, diciamo, extracurricolari—. E appena varcata la soglia della sala, senza perdersi in cortesie, lei lo aggredì a bruciapelo:
«So tutto, Gige! Qui non c'è più rimedio, caro amico; è necessario che oggi tu scelga tra le due opzioni che sto per proporti, quella che più ti aggrada. A me non importa quale scegli. O questa notte stessa uccidi mio marito, il re Candaule, ti impadronisci del regno dei Lidi e, visto che ieri mi hai vista nuda —cosa proibitissima agli occhi di un miserabile soldatino come te—, mi prendi come tua legittima sposa… oppure è qui e ora che devi morire tu, sul posto, affinché non posi mai più gli occhi su ciò che non ti è lecito vedere: il corpo della tua regina nuda.»
— Nyssia Gymnaica, regina di Lidia e negoziatrice implacabile
Gige restò più rigido di una statua di marmo. Tentò di ragionare, balbettare, supplicare, proporre una terza via, patteggiare, rinegoziare i tempi. Niente. Nyssia aveva già deciso e, come avrete capito, la reginotta non era tipa da mezze misure. Così, applicando l'umanissimo principio secondo cui meglio ammazzare che morire, Gige accettò l'incarico.
«Ditemi allora, mia signora, visto che mi costringete per forza contro ogni mia volontà a dare una morte atroce e ingiusta a vostro marito, come lo faremo?»
E lei, ridendo di gusto —ridendo di gusto, sottolineo— gli rispose: «Come? Lo faremo stanotte stessa, nello stesso posto in cui quel pervertito mi ha prostituita nuda ai tuoi occhi. Proprio lì, nel nostro letto nuziale, voglio che lo sorprenda nel sonno, lo svegli perché mi veda un istante, e subito dopo lo sgozzi davanti a me…»
Ma che pezza di donna la reginotta dai capelli rossi, amici miei. Vi giuro sugli dèi dell'Olimpo che non mi sarebbe piaciuto avercela come nemica.
Il regicidio al rallentatore
Quella notte, verso le undici, Candaule si ritirò nei suoi appartamenti stanchissimo dopo un'intensa giornata di firme di condanne a morte, discussioni con ambasciatori e arbitraggi su spartizioni di terre. Non immaginava nemmeno che l'ultima sentenza del giorno sarebbe stata la sua.
Una serva fidata, una delle infiltrate di Nyssia, verificò che il re stesse già profondamente addormentato, russando come un camion diesel a bocca spalancata. Allora la regina e Gige salirono in silenzio la scala che portava agli appartamenti reali. Per strada, Nyssia estrasse dalla tunica un lungo pugnale cerimoniale di bronzo, con la lama ricoperta di geroglifici egizi, e lo mise in mano al suo amante. Un'arma bella, sottile e —particolare importante— affilata alla perfezione.
Nascose Gige dietro la stessa porta dove, ventiquattr'ore prima, lui aveva visto la sua regina nuda per ordine del marito. Pura simmetria drammatica. Nemmeno il miglior sceneggiatore di HBO avrebbe saputo farla meglio.
Nyssia si avvicinò al letto, verificò millimetro per millimetro che Candaule dormisse il sonno dei giusti, si girò verso la porta e, guardando Gige, iniziò tranquillamente a spazzolarsi i capelli. Era il segnale. Gige scattò come una molla d'acciaio compressa, agile come un gatto, girò attorno al letto, tappò la bocca del re con una mano mentre con l'altra gli stringeva il collo. Candaule, nel suo ultimo secondo di vita cosciente, circondato dal buio, ebbe il tempo di vedere soltanto una cosa: gli occhi verde smeraldo di sua moglie che brillavano nelle ombre, e il suo volto perfettamente soddisfatto. E poi, il filo bronzeo del pugnale egizio gli aprì la gola di netto, da sinistra a destra.
Gige trascinò il corpo fuori dal letto per non insanguinare quella che da quella notte in poi sarebbe stata la sua nuova alcova. Il re è morto. Lunga vita al nuovo re. Finiva la dinastia degli Eraclidi. Iniziava quella dei Mermnadi.
Epilogo: oracoli corrotti e una vendetta a rate
Ma si sa, i colpi di Stato dell'Antichità avevano le loro formalità, e non bastava tagliare gole nell'intimità: bisognava legittimare la cosa. I nobili lidi, furiosi, stavano per insorgere in armi per vendicare il defunto. Avrebbero fatto a fette Gige in un batter d'occhio, non fosse che si decise di sottoporre la questione all'oracolo di Delfi, che a quei tempi fungeva da Corte Suprema del mondo conosciuto.
Ed è qui che entra in scena un dettaglietto saporito: Nyssia, che non era sprovveduta neanche la prima volta, aveva conservato l'ubicazione del tesoro personale di Candaule —pura informazione privilegiata, monopolio di famiglia—. Con quei forzieri stracolmi d'oro e d'argento, il freschissimo Gige fu in grado di convincere i sacerdoti di Delfi con argomenti molto solidi, molto pesanti e molto brillanti. La Pizia, guarda caso, emise un oracolo favorevole. Gige fu confermato re.
Però, per non scontentare del tutto i fedelissimi della vecchia dinastia, l'oracolo aggiunse una clausola in piccolo: gli Eraclidi sarebbero stati vendicati, ma non adesso. La vendetta si sarebbe compiuta esattamente cinque generazioni dopo. Un vaticinio di cui nessuno diede retta alcuna… finché, due secoli più avanti, l'ultimo discendente di Gige, un certo Creso, non finì per perdere tutto contro Ciro di Persia. Ma quella, cari lettori, è un'altra storia che vi racconterò a suo tempo.
E così nacque il candaulismo
Ventisei secoli dopo quella notte di sangue a Sardi, i manuali di psicologia continuano a usare la parola candaulismo per descrivere la parafilia che consiste nell'eccitarsi sessualmente esibendo la propria compagna —nuda, o in situazioni intime— davanti agli sguardi di altri. Un onore linguistico piuttosto dubbio, c'è da dirlo, ma che Candaule si guadagnò pagandolo a prezzo pieno. Con il sangue. Il suo, per giunta.
Morale della favola —ammesso che le storie di re guardoni abbiano diritto a una morale—: ci sono capricci che costano cari, ci sono donne che non perdonano, e ci sono amici che, costretti a scegliere tra uccidere e morire, scelgono la prima opzione con sorprendente rapidità.
E soprattutto: quando tua moglie è rossa di capelli e ha gli occhi verde smeraldo, non mostrarla a nessuno. Accontentati della tua fortuna. Chiudi la porta. E dormi tranquillo.
Candaule non lo fece. E pagò il conto.