Erodoto dedicò il terzo libro delle sue Storie a Talia, la musa della commedia — una dedica ironica per il racconto più cupo di tutta l’opera. Narra la conquista persiana dell’Egitto nel 525 a.C., quando Cambise, figlio di Ciro il Grande, sconfigge il faraone Psammetico III a Pelusio e pone fine alla XXVI dinastia saitica.
Ma la vittoria si trasforma in incubo. Secondo Erodoto, qualcosa si spezza nella mente di Cambise dopo la conquista: profana il cadavere mummificato di un precedente faraone, uccide a pugnalate il toro Api — incarnazione vivente del dio Ptah — davanti ai suoi sacerdoti inorriditi, ordina segretamente la morte del proprio fratello Bardiya, tormentato da un sogno che interpreta come una minaccia al suo trono, e uccide egli stesso a calci la propria sorella-sposa — il cui nome lo stesso Erodoto preferisce non svelare — per una discussione banale.
Mentre Cambise sprofonda nella propria follia in Egitto, un impostore — un mago che si spaccia per il defunto Bardiya, al quale somigliava in modo straordinario — usurpa il trono persiano. Sette nobili, tra cui il futuro Dario, scoprono l’inganno e cospirano per detronizzarlo. E quando i sette decidono che il prossimo Gran Re sarà scelto dal primo cavallo che nitrirà all’alba, un astuto stratagemma di un servo trasforma Dario nel nuovo signore del più grande impero mai visto.
David S. Matrecano, storico e romanziere italiano residente a Ibiza, dedica questo terzo volume della sua saga Erodoto Reloaded 2.0 a questo racconto di follia, sacrilegio e potere. Attraverso la sua «modernizzazione contestuale», conserva la voce originale dell’Alicarnasseo arricchendola con il contesto storico e archeologico moderno — l’iscrizione di Behistun di Dario I, le fonti egizie sulla conquista persiana, i dibattiti storiografici sulla presunta follia di Cambise.
Tradimento, sacrilegio, paranoia e la nascita di una delle dinastie più potenti dell’Antichità. Rigore storico assoluto. Un’avventura impossibile da abbandonare.